04 Giugno 2010

" mi piace immaginare che ci sia un punto, nella mia mente, in cui realtà e allucinazione possono toccarsi, sovrapporsi. un po' come le isole diomede. perchè, sai, nello stretto di bering c'è questo arcipelago, due isole attraversate da un braccio di mare di soli tre chilometri. una russa, l'altra americana. e tra loro non passano soltanto simbolicamente anni di guerra fredda di uno scontro tra titani ... tra di loro c'è, quasi inspiegabilmente, la distanza di un giorno intero. perchè, per quanto le lancette segnino esattamente lo stesso orario al di qua e al di là del mare, l'ironia delle convenzioni e delle scelte umane ha voluto che la linea del cambiamento di data attraversasse esattamente quello specchio d'acqua. ecco, quel punto lo immagino così. più concretamente, lo vedo quando le magie della natura e del lungo sonno invernale rendono il mare un ponte di ghiaccio ... proprio allora. quando non sei nè nell'oggi, nè nel domani. e quando, nel mio letto, sul sedile del treno o su quelle poltroncine rosse dalla comodità solo visiva, il tuo braccio prende corpo e calore sulle mie spalle scoperte. e sotto il velo sottile del mio film lacrimale ciò che esiste davvero si sfilaccia in ciò che sola io vedo. "
... set the dark on fire. Turin Brakes
11 Febbraio 2010

Wake up the dawn and ask her why A dreamer dreams she never dies ... Oasis
23 Dicembre 2009

una sensazione di fastidio mista a piacere, come il bicchiere che accarezza il palato, e il sapore robusto del vino rosso che rompe gli argini delle screpolature sulle mie labbra, intingendole di te. sono stata il filtro bucherellato dal profumo di ciliegia che assorbiva la tua essenza e sprigionava il suo colore nell'acqua bollente dei tuoi racconti, delle tue paure, delle striature sottili delle tue mani, sporche di tabacco e di scacchi di legno odoroso. tu es mon coin perdu.
21 Novembre 2009
I walked across an empty land, I knew the pathway like the back of my hand ... I felt the earth beneath my feet, Sat by the river and it made me complete.
... una volta ti avevo tra le dita.

... So tell me when you're gonna let me in, I'm getting tired and I need somewhere to begin ...
... brucia. come un granello di passato appena sopra l'iride che impedisce al mio occhio di mettere a fuoco il presente. c'è un filamento di tabacco della tua sigaretta ancora sotto la mia palpebra. e continua a farmi lacrimare.
So if you have a minute why don't we go talk about it somewhere only we know? This could be the end of everything ... so why don't we go somewhere only we know ? Keane
08 Settembre 2009
Ouch, I have lost myself again, Lost myself and I am nowhere else to be found. Yeah, I think that I might break, Lost myself again and I feel unsafe.
tarli che fanno scricchiolare la mia mente, trappole infinitesimali. sugli scatoloni in cui hanno traslocato i miei ricordi giace uno strato di polvere. osservo lo scorrere del tempo passandoci il dito sopra, lasciandolo impregnarsi e controllandone lo spessore. il metro di valutazione è la tua distanza da me. e in base a questa aumenta, si riduce. le regole del castello di carte sono quelle dell'asso di cuori e del due di picche. fiori e quadri scandiscono le assenze. e il labirinto diventa ragnatela. sentivo la tua inquietudine nella luce azzurra che illuminava la stanza. scioglievo i nodi del sonno e intessevo con le striature del cielo un nascodiglio che occultasse le tue paure. leggevo nelle venature delle tue parole lo stesso sacrificio d'astinenza che avevo avuto io di te. la partita si è chiusa in parità, pensavo mi chiedessi la rivincita. ora mi chiedo se quella mano che mi dovevi non avrei preferito sentirla accarezzarmi le gote, stringermi il braccio per chiedermi di non andar via, sentirne il calore in uno strascico di dolcezza. la prossima volta ci giocheremo il verde, dei tuoi occhi.

Be my friend, Hold me, wrap me up Unfold me ... I am small and needy ... Warm me up, And breathe me . Sia
25 Luglio 2009

il vetro ruvido della porta. si richiude il legno e lascia tutto fuori. si spezza in due l'aria, si ricrea un microcosmo in cui poter immaginare qualsiasi cosa, dalla più assurda a realizzarsi alla perfetta profezia del domani. combino i sapori e gli odori, li mescolo con le immagini che ho attorno. il pavimento diventa mappa incontrastata delle mie percezioni e dei miei umori. le scarpe che si dislocano in maniera confusa, le monetine che sembrano essere briciole metallizzate, a tracciare sottilmente un sentiero per poter tornare indietro nel tempo. gli scontrini, attestazioni di vita consumisticamente vissuta. i biglietti della metropolitana, i biglietti del treno. i pastelli che rendono meno monòtoni e monotòni libri statici dai titoli e dalle intestazioni improbabili. le pareti color caffellatte sono sempre calde. le mie caviglie restano gelide. gli occhi frugano distrattamente negli angoli e ricompongono quei frammenti di specchi. di una febbrile sensazione d'ebrezza non resta quasi più nulla oltre al ricordo della tua voce rotta dalla voglia di piangere, oltre al buio di quella stanza da bagno, oltre al bicchiere scurito da un fluido magico che era riuscito a riavvicinare il terreno sotto i nostri piedi in un lungo ponte di parole che provava a riempire il baratro di quanto non detto per così tanto tempo. una sensazione in cui le vene erano ossigenate dalla tua presenza, in cui lo stordimento preludeva alla ricostruzione esatta, dettagliata, delle strutture di una notte. la notte custodiva segreti, lavorava a maglia sulle nostre anime. perchè quando ottieni i pensieri di qualcun altro è come se ne conservassi per sempre dentro un briciolo d'essenza. si creano un'asola e un bottone, si costruisce una cerniera che richiude le fibre dei giorni passati, dei giorni presenti. reazione idiosincratica al mondo esterno. resto qui. per ora.
18 Maggio 2009
surreale. otto maggio duemilanove. leggevo, silenzio attorno a me. solo il rumore dei binari sfregiati dalle rotaie, quasi a voler scintillare di energia. contrasta con il paesaggio, attraente vuoto che si sparpaglia sulle rive del mare. la luna, piena, grande, vicina. ferma il tempo, per favore. dalla mia agenda oggi leggo di come la mente si sia svuotata in quel momento, come scrivere fosse solo la necessità di bloccare un attimo. stampare un'immagine in mente. era solo volersi cullare di quella sensazione d'infinito. dettagli. come lui. niente potrà raggiungere quel verde dei tuoi occhi che scorre nelle mie vene intaccando il fluire del sangue, ma qualcosa comincia a muoversi. consapevolezza dell'assurdo, temporanea presa di coscienza. scrive con la mano sinistra, macchiata da una cicatrice. è dolcezza quella che leggo nei suoi gesti? potrei sbagliarmi. non so chi sia, è come quando uno sconosciuto non trova posto in un altro vagone, si siede di fianco a te, continua distrattamente a respirare, a sciogliere i pensieri in silenzio. e ti ritrovi ad osservarlo, a chiederti cosa nasconda dentro. egocentrica come dicevi tu, spero si accorga delle mie impressioni su di lui. spero mi guardi. dentro l'anima. come avevi fatto tu, un giorno. è il fuso orario che non coincide. sono ancora abituata al tuo strano modo di avvicinarti a me e derubarmi dei miei sogni per farli tuoi. solo un anno fa lo stavi facendo. è stato il tuo black out, accorgerti di un'ombra nel buio. e adesso non sono più capace di regolare le mie frequenze cardiache con quelle di qualcun altro. perchè basterebbe superare l'impatto del meteorite sulla terra, la corrente troppo forte che mi trascina via anche se le mie forze sono proiettate a tornare a riva. maggio, 2009.
I'll protect you from the hooded claw, Keep the vampires from your door, When the chips are down I'll be around With my undying, death-defying Love for you ... Motel Connection
22 Aprile 2009
Tutto ciò da cui stavi fuggendo Torna come valanga più grande che Ti trascina al punto di partenza se vestirai Vecchi difetti ...
circensi, teatranti segregati in una scatola per cinque lunghi anni. c'erano ammaliatrici e domatori, mimi e giocolieri, trapezisti e donne cannone. le vite si mescolavano e il gioco di squadra era il segreto del successo. bastavano occhiate a coordinare un sincronismo perfetto di anime, un meccanismo regolare come quello di orologio, squarciato ogni tanto da pause momentanee di litigio, zittite in men che non si dica per trasformarsi nuovamente nella melodica armonia dello scorrere del tempo. e fare l'amore, e scambiarsi baci e carezze, e trincerarsi abbracciati all'arrivo del nemico. funambola nascosta dietro un velo che ne mostrava solo l'ombra. danzavo sulla corda, in equilibrio precario, a venti metri d'altezza. ma non mi ha mai spaventato. giullare nascosto dietro troppo trucco e un'espressione sorridente che celava un principio di tristezza in fondo all'anima. parole gettate al vento, come sabbia che vola via nello scirocco, scivolando giù dalle dita affusolate. non hai mai dato troppo peso alle parole, l'importante era stupire. c'è sempre stato un solo denominatore comune tra noi due ... il volersi nascondere. io dietro un velo, tu dietro tutto quello strano trucco. un giorno mi guardavi danzare, ascoltavi le note che venivan magicamente fuori dai miei movimenti ... hai cominciato a provare a stupire anche me. ma non ci sei riuscito come facevi con tutti, troppa diffidenza, troppo distacco per chi come me gioca con qualcosa di molto più grande. hai dovuto tentare nuove strategie, nuovi sogni sono usciti dalla tua testa e mi hanno sfiorato. hai capito. ti sei messo a sedere e mi hai chiesto di scendere dalla mia finestra sul vuoto. stavi girato di schiena, continuavi a parlare. mi sono avvicinata alle tue spalle e ho cominciato a rispondere alle tue domande, a cullarti con le mie parole, a leggere dalle tue la delusione di un cucciolo spaventato che lotta col mondo per poter essere se stesso ... fingendo di essere qualcun altro. a un certo punto mi hai chiesto di fare la cosa più bella che potessi chiedermi ... hai voluto che fossi io finalmente a toglierti tutto quel cerone dalla faccia, a far sciogliere il bianco e il nero e il rosso e lasciar trasparire il tuo viso. prima d'allora, quando talvolta ti osservavo dalla mia corda, l'unica cosa che mi aveva colpito di quella maschera erano stati quei tuoi occhi verdi che brillavano nel buio del palco, prima che dalle botole sul soffitto scendessero giù fibre di luce colorata. ho esitato, per farlo dovevo presentarmi davanti a te, esattamente per com'ero. niente più veli, non più un contorno senza immagine... semplicemente io. ti sei accorto della mia titubanza, mi hai fatto una promessa. non avresti mai aperto gli occhi, ti saresti trattenuto dal chiedere di me e avresti continuato il tuo racconto. che questa volta non era un espediente, non un modo per strappare una risata ... solo le tue parole. avresti continuato a immaginarmi soltanto. mi hai passato un batuffolo bianco di nuvola e hai chiuso gli occhi. mi sono avvicinata e ho cominciato a struccarti, niente più colori, solo la tua pelle. ti ho accarezzato il viso e ho soffiato via i brillantini e gli artifizi dal tuo volto, rimanevi tu, la tua vera essenza, la tua anima. mi sono innamorata di te. non hai mai neppure pensato probabilmente di eludere quanto detto e aprire gli occhi, sbirciare chi io fossi davvero e mostrarmi quegli occhi verdi che già da tempo mi affascinavano di te. e ti avvicinavi casualmente alla mia bocca, ma non potevi saperlo. forse hai pensato che vedendomi sarei scomparsa come euridice quando orfeo non resiste più e si volta a guardarla. pensavi sarei diventata una stella e mi sarei dissolta nel buio, pensavi di me sarebbe rimasta solo luce. oppure no. oppure non ti interessava più, man mano che ti avvicinavi verso il momento del tuo spettacolo capivi di essere pronto a fare senza me. ti ho baciato dolcemente sulla guancia, le lacrime scendevano sulle mie gote. sentivo il tuo nodo in gola mentre mi congedavi lasciandomi allontanare e tornare dietro al velo. sei salito sul palco con il tuo viso, ma non con la tua voce. chissà se hai rivelato a qualcun altro chi sei davvero. io non so più chi sei, tu non sai più chi sono.
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora, Respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo ... Marta Sui Tubi

14 Aprile 2009
sì, lo so che sono stupida. ma stasera io non ci riuscivo a non piangere. non c'erano singhiozzi, c'era solo passione ancora ardente che scroscia nelle lacrime, come una cascata che riesce finalmente a rompere gli argini ... perchè tu sei stato il mio novembre. solo che non sono stata in grado di darti tutto, fino in fondo. sai, credo comunque di averci provato a chiederti di vivere, a prendermi cura di te, a trasmettere qualcosa che passasse attraverso la tua pelle e raggiungesse il tuo cuore. avrei dovuto farlo come con tutti gli altri, come sempre. non mi sarei mai immaginata poi d'innamorarmi di te. era solo un film. ma le frasi sono quelle che ripeto io. il modo in cui lei lo guardava e lo ascoltava raccontare della sua infanzia è lo stesso che io avevo mentre tu mi spiegavi dei tuoi nonni, della tua passione per le vecchie storie, e sgranavi gli occhi verdi guardandomi negli occhi. quando mi affaccio sul balcone con quella stessa folle inquietudine e osservo da lontano la vita scorrere tra le luci della città, quando il vento caldo di scirocco si porta via i miei pensieri e strega il mio inconscio rendendomi solo smaniosa di vivere.
 too much sweet. così non riusciresti neppure a riconoscermi. io sono quella razionale, quella che ti ha sempre sostenuto senza mai chiedere niente in cambio, quella che ti fa arrossire perchè conosce inspiegabilmente i tuoi punti deboli, quella con cui non avresti mai smesso di litigare e neppure di ridere, quella che ti ha sempre capito solo dai gesti ... sono la ragazza che ti aspettava ogni mattina davanti al bar fingendo di aspettare qualcun altro, che sorrideva mentre ti vedeva arrivare da lontano, che attendeva ti avvicinassi e le baciassi la guancia, quella che sperava quella mattina la guardassi, ti accorgessi lei anzichè guardare le altre. quella che rispondeva ai messaggi anche alle due di notte, semplicemente si svegliava e leggeva un "non riesco a dormire" che non faceva dormire più neppure lei. sono quella che non chiedeva mai niente, che non voleva grazie prego e non lo so, che divorava i tuoi libri e s'immergeva nella lettura come se non ci fosse stato più nulla al mondo ... forse perchè quei libri, chissà come mai, sembravano essere stati scritti per essere un pezzo di lei. stavolta ci sono io qui, niente orpelli. forse queste parole spariranno prima che io stessa possa immaginarlo. di solito c'erano strascichi di dolcezza nella mia voce bassa, nel modo in cui ti osservavo e accennavo un sorriso, nella foga con cui t'incitavo a seguire dei sogni e a non lasciare che la vita ti sfuggisse tra le dita ... quando abbiamo litigato in macchina e per telefono, quando mi comportavo come una bambina capricciosa perchè ti volevo per me e non avevo alcuna voglia di lasciarti andare. sai, avrei voluto non avere così tanta paura di lasciarmi andare.
Who can say why your heart sighs As your love flies, only time And who can say why your heart cries When your love lies, only time Enya
* questa non era la scelta giusta, probabilmente. altrimenti non sentirei una parte di me chiedermi agonizzante di smettere di credere che basti respirare.
12 Aprile 2009

voce fuori campo nelle mie emozioni ... è la pressione che incede sui miei nervi tesi, e mi fa chiedere se sia tutto una bugia. a tratti fisso i tuoi occhi, li scruto, quasi a voler trovare delle risposte. le tue parole sono un soffio di vento leggero sui miei lobi, che scende piano leggero sul collo e poi giù sulla schiena, accarezzandola. quando esco di casa ho le migliori intenzioni. lo dimostrano i miei jeans quasi sdruciti e la mia maglietta nera sformata, appoggiata addosso come sul corpo di un manichino senza l'anima. lo dimostra la finta indifferenza e il fatto che io scelga sempre di tenere un passo diverso dal tuo ... neppure le nostre ombre sembrano riuscire a toccarsi. lo dimostra l'eco di dubbi che inonda la mia testa quando finalmente incontro il tuo sguardo. ... ogni volta finisco per perdermi. si sfiorano appena le nostre dita sotto l'acqua fredda, schivando i fornelli s'intrecciano senza volerlo. mi appoggio al tuo respiro. mi parli della tua vita che si consuma come una candela ... sembra quasi io possa vedere la fiamma, sentirne il calore. non potremmo essere più lontani. continuo a lasciarmi incantare dalle note dei tuoi pensieri, racconti di tempi passati che sanno di magia. fai colare metallo incandescente su di me, plasmi i miei sogni senza neppure accorgertene ... e io sono costretta a fingere di aver dimenticato. tutto questo mentre tu realmente ti dimentichi di me. il solvente che smacchia le mie sensazioni è il tempo che passa ... senza te.
mentira el amor, mentira el sabor ... mentira la tristeza, cuando empieza mentira no se va ... Manu Chao
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